Gli abitanti paesaggisti: dalla greenguerrilla ai jardins partagés

Standard

Abbiamo iniziato ad attaccare alle 23. Prima rimuovendo bottiglie e cartacce, poi piantando sette arbusti di lavanda e degli alberi. Attendiamo il prossimo blitz”. Così scrive Angela 2585 da Milano sul blog di guerrillegardening.org.

Non si tratta di una azione violenta né di una nuova forma di terrorismo biologico, come potrebbe a prima vista sembrare. Rappresenta però sicuramente un nuovo tipo di guerra, combattuta a colpi di seed-bombs (bombe di semi), contro l’abbandono e il degrado, a favore di nuove possibilità di riscatto e di riappropriazione del suolo pubblico da parte di privati, sia esso costituito da un lotto vuoto, da una discarica abbandonata o da una semplice aiuola spartitraffico.

“Greenade”. Seedbomb di COMMONstudio

Il movimento della guerriglia verde nasce negli anni Sessanta negli Stati Uniti sull’onda dei movimenti ecologisti, ma si è diffuso successivamente in tutto il mondo specializzandosi nella creazione di giardini abusivi sui terreni abbandonati di proprietà pubblica.

 

Gli appartenenti a questa schiera di avant-gardeners non sono però più solo attivisti di movimenti ecologisti, ma sono oggi gruppi di semplici cittadini, di diversa età, cultura ed estrazione sociale, il cui principale elemento comune è quello di aver abbandonato una visione centralista della gestione della cosa pubblica, a favore di una rivoluzione urbana che parte dal basso: dalla responsabilità individuale e dalla convinzione che anche un fiore può fare la differenza.

La coscienza civica e ambientale di questi abitanti si sostituisce infatti al governo centrale, spesso indifferente al progressivo degrado urbano e sociale di molti quartieri della città, utilizzando i semi e le piante come armi di miglioramento ambientale e di protesta politica.

Le azioni di lotta “silenziosa, pacifica e profumata” si svolgono prevalentemente di notte, lontano da sguardi indiscreti e in completa clandestinità. Ma nel caso in cui si foste sorpresi durante una azione di greenguerrilla, come suggerisce il “Manualfesto” del movimento, è sempre possibile rispondere:”there’s no law against beauty, is there?”

David Tracey, “Guerrilla Gardening. A Manualfesto”

Oltre alla guerriglia organizzata, molte altre forme di abusivismo creativo, di dissenso spontaneo e informale, si moltiplicano in maniera silenziosa negli interstizi delle città: dagli orti urbani, ai mercatini etnici, ai centri sociali, ai fenomeni di autogestione di aree ed edifici dismessi.

L’atteggiamento ufficiale diffuso, impostato su una visione della pianificazione come realizzazione efficace di un ordine funzionale e prevedibile, tende a classificare negativamente questi fenomeni, reprimendoli come pericolose eccezioni, invece di comprenderli e interpretarli per costruire nuove soluzioni, più appropriate, di spazio pubblico.

Una interessante eccezione a questa diffusa tendenza è però rappresentato dal programma “Main Verte” inaugurato a Parigi nel 2002, che ha messo a punto un metodo, del tutto legale, per creare giardini pubblici in aree abbandonate, da parte di associazioni di cittadini, con l’aiuto della municipalità.

Si tratta dei jardins partagés, i giardini condivisi creati su iniziativa di persone che desiderano riscattare i propri quartieri dal degrado e dall’anonimato, creando spazi verdi per la socialità, per l’incontro e lo scambio tra generazioni e culture.

La municipalità affida, attraverso una Convenzione e per un periodo di tempo limitato, i giardini abusivi già realizzati o alcuni spazi aperti abbandonati agli abitanti che, riuniti in associazione, compilano così il progetto e dettano le loro regole, sulla base di valori condivisi.

In questo percorso sono aiutati dal servizio Main Verte della Direzione parchi, giardini e spazi verdi, che controlla il rispetto della Carta dei jardins partagés e della Convenzione stipulata tra amministrazione e associazioni, fornendo inoltre consulenza tecnica.

Carta dei jardins partagés

Anche in Italia iniziano a moltiplicarsi esperienze simili: Amici del Parco Trotter e Orti diffusi a Milano, Giardinieri di Barriera a Torino, Zappata Romana e Filo verde a Roma, solo per citarne alcuni.

L’obiettivo trasversale, da Nord a Sud della penisola, è quello di  sfruttare i tanti terreni incolti e i lotti urbani abbandonati per creare giardini, orti, spazi aperti per la socialità, la varietà (biologica e sociale) e l’integrazione.

 

Tecnici e planner divengono qui semplici comparse, lasciando agli abitanti il compito e la responsabilità di esercitare una libertà regolata, di inventare nuovi spazi e diverse soluzioni, là dove esistono margini di manovra e possibilità di scelta, per dare risposta non solo ai bisogni, ma anche ai desideri.

Per riaffermare finalmente quell’autonomia che Latouche rivendica nell’azione del riciclare: la libertà dall’usa e getta, dall’imperativo dell’obsolescenza programmata, dalle logiche del mercato, recuperando gli scarti della pianificazione territoriale e restituendo alla comunità ciò che gli era stato sottratto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...