Salviamo il paesaggio?

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Dopo il successo incoraggiante  dei referendum su acqua e nucleare, il Movimento “Stop al consumo di territorio”, lancia un altro importante appello per suscitare l’interesse e la mobilitazione civile attorno ad un tema altrettanto importante, ma forse ancora più difficile da comprendere e da comunicare:  il paesaggio. Non quello da cartolina, o da rivista patinata, ma la realtà complessa che si intreccia  indissolubilmente con l’ambiente, il territorio,  l’economia, la storia, la cultura (e la civiltà!) di un popolo, divenendone la forma visibile.

L’obiettivo primario del Movimento è la costituzione del Forum nazionale  “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” (http://www.salviamoilpaesaggio.it/). L’appello è rivolto a tutti, semplici cittadini e associazioni, per contribuire ad “arrestare lo scriteriato consumo di suoli fertili e boschivi dal dilagare di cemento ed asfalto”. Perché in molti (dal Sindaco di Cassinetta di Lugagnano all’Associazione dei Comuni Virtuosi), hanno ormai dimostrato che esiste una strada concreta alternativa al “modello della crescita infinita”: si può gestire un Comune anche facendo a meno degli oneri di urbanizzazione derivanti da nuove edificazioni.

Forum nazionale “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” http://www.salviamoilpaesaggio.it/

Le azioni che si intende intraprendere, in questa prima fase, (anche attraverso la proposta di una legge d’iniziativa popolare tuttora allo studio e da implementare con l’apporto di tutti) sono sostanzialmente due:

–         la richiesta  tassativa ed urgente ad ognuno dei Comuni italiani di  effettuare un censimento della totalità degli edifici pubblici, industriali, artigianali, commerciali, agricoli presenti in ciascun territorio e così monitorare con certezza il totale di quelli non abitati/utilizzati.

–         l’ introduzione di una ”moratoria” (ovvero del blocco, durante la fase del censimento)  di tutte le pratiche edilizie che prevedono il consumo di nuovo suolo fertile, agricolo, boschivo

Solo in presenza di tutti i dati raccolti ciascun Comune potrà poi definire la propria politica urbanistica, analizzando dati esatti e reali relativi all’offerta edilizia già esistente, attivando “tavoli di progettazione che vedano la partecipazione di amministratori, tecnici comunali, singoli cittadini, associazioni e forze economiche. Uscendo così dalla logica delle percezioni, per entrare in una determinazione progettuale basata su esatti parametri”.

Nessuno manchi all’appello dunque, perché il paesaggio è responsabilità di tutti, e ogni iniziativa è utile per “far comprendere ai cittadini, agli amministratori e ai costruttori che la progettazione concreta del futuro sostenibile del nostro ecosistema non è esercizio di altri, ma è un preciso dovere delle nostre generazioni”.

Salvare i suoli fertili e boschivi contribuirà certamente a migliorare la qualità del nostro ambiente di vita,  e contemporaneamente potremo iniziare anche a restituire l’immenso “debito ecologico” che abbiamo contratto con il Sud del mondo, attraverso il saccheggio incontrollato  delle risorse del pianeta.

Ma basterà lo stop al consumo di suolo per salvare il paesaggio? E’ difficile da credere. La Convenzione Europea del Paesaggio  mette in guardia da soluzioni semplici,  sottolineando che il paesaggio va sì tutelato,  ma anche (e soprattutto) “progettato”.

Non è sufficiente infatti la sola tutela del paesaggio mentre si trasforma il territorio, ma è necessario anche fare paesaggio ogni volta che si interviene sul territorio.

Servirà quindi uno sforzo più ampio, un radicale cambiamento culturale, perché non solo il paesaggio bello resti tale, ma perché esso rappresenti non più  l’eccezione ma la “quotidianità”. Il paesaggio non è infatti solo un bene che si eredita, ma è un patrimonio che si crea, ogni giorno, nel tempo.

Purtroppo, quindi, non basterà la “crescita zero” a  salvare il paesaggio,  ma è comunque un ottimo inizio.


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