Dire, fare, partecipare

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“La libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione”, cantava quarant’anni fa Giorgio Gaber. Chissà se la partecipazione a cui si riferiva Gaber è la stessa che riempie oggi la bocca, i documenti e gli scritti di amministratori, planner e studiosi vari.

Partecipare= “prendere parte”. Un significato etimologico generico che non ci aiuta molto a capire.

C’è un grafico, però, la cosiddetta scala di Arnstein, che classifica e spiega in maniera comprensibile a tutti quali siano i diversi tipi o livelli di partecipazione.

La scala della partecipazione

Ecco, noi in Italia quella scala l’abbiamo salita solo a parole: in realtà, quando va bene, siamo fermi tra il secondo e il terzo gradino, e già a questo livello, alla nostra debole democrazia, vengono i capogiri.

Noi Toscani però siamo fortunati:  abbiamo una  vera e propria legge sulla partecipazione!! (L.R. 69/2007)

La nostra, infatti, è stata la prima Regione italiana ad avere approvato uno strumento normativo che riconosce e garantisce a tutti il diritto alla partecipazione. Sono venuti da tutta l’Europa per conoscerla e studiarla!

Solo che in Europa poi hanno applicato quanto appreso, mentre noi siamo ancora a congratularci con noi stessi per essere arrivati “uno”. Un po’ come con  il Rinascimento: l’abbiamo “inventato” noi, ma stiamo ancora cercando di riprenderci dallo sforzo!

Anche la Convenzione Europea del Paesaggio (CEP) è stata firmata a Firenze, ormai più di dieci anni fa. E l’Italia ha qui sottoscritto l’impegno ad “avviare procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità locali e regionali e degli altri soggetti coinvolti nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche”.

Sempre a Firenze (ma saremo bravi!?) è stata costituita l’UNISCAPE, cioè la rete interdisciplinare delle Università europee impegnate nell’attuazione della CEP. Roba importante: la punta di diamante della ricerca sul paesaggio. Cultura con la maiuscola! La sede scelta è la prestigiosa Villa Medicea di Careggi, che rievoca un passato illustre, tra rinascimento, umanesimo e Accademia Neoplatonica.

UNISCAPE, la rete delle Università europee per l'attuazione della CEP

Proprio oggi l’UNISCAPE ha presentato il primo (di una serie) “Seminario di Careggi”, che si è tenuto…in piazza Duomo presso la Presidenza della Regione Toscana, perché la Villa di Careggi pare sia nuovamente inagibile.

Il titolo del seminario: “La partecipazione nella pianificazione del paesaggio: il caso della Regione Toscana e delle Fiandre. Una comparazione tra aspetti teorici e governance” .

I Belgi hanno svolto diligentemente il compitino: niente di eclatante, ma almeno c’era dietro un po’ di lavoro e  qualche idea.

La Toscana ha sfoderato il meglio di sé. L’unica a parlare l’inglese in modo comprensibile è risultata l’Assessore Anna Marson, che ha portato i saluti e  introdotto il tema.

Gli altri esimi professori universitari italiani hanno letto (male) le loro relazioni, tediando a lungo con la loro improbabile pronuncia, il pubblico internazionale, tra il divertito e l’imbarazzato, e risultando per lo più incomprensibili.

Il solo esempio di partecipazione presentato, inoltre, è stato quello relativo alla vicenda ormai famosa del piano particolareggiato di Baratti e Populonia, che prevede, nell’importante sito etrusco, interventi vari, con tanto di albergo di lusso, cementificazione di prammatica e privatizzazione di parte del litorale.

Poiché la popolazione si è imbelvita, dando vita al Comitato “Giù le mani da Baratti”,  l’amministrazione è stata costretta ad avviare  un percorso  partecipativo, che non è ancora chiaro dove porterà.

Ma davvero non c’era uno straccio di esempio migliore di partecipazione in tutta la Toscana, la prima regione a varare una legge ecc…ecc…?

Sorge allora spontanea una domanda: se questa roba è il top della ricerca internazionale sulla partecipazione in tema di pianificazione del paesaggio, siamo davvero ancora disposti a perdere il nostro tempo e a credere che a qualcuno interessi davvero quello che pensano/vogliono/propongono i cittadini?

Forse è meglio, guardando alle mille forme di autorganizzazione, appropriazione, assunzione di responsabilità che si intravedono nei gruppi di cittadini sempre più insofferenti verso una politica autoreferenziale, e sempre più autonomi nel definire i propri spazi di vita e di azione, iniziare a pensare di aggiungere un nuovo gradino alla scala della partecipazione. Quello dove la società civile propone, decide, agisce in modo concertato e complementare, mentre l’amministrazione e la politica, se proprio vogliono, possono partecipare!

Utopia o rivoluzione?

La solita utopia, o una reale rivoluzione di decrescita, dove la partecipazione diviene finalmente “guardiana e promotrice dello spirito dei luoghi” (Robert A. Dhal, 1988)?

I Belgi ci hanno provato, con il loro “governo leggero”, e forse, oggi, senza parere, ridevano di noi!

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  1. Ottimo articolo, condivido a pieno questo punto di vista che è sì critico ma che vuole scuotere menti e animi per non fermarsi solo a eterei discorsi ed invisibili concretizzazioni.
    In Italia non siamo certo messi bene in tema di partecipazione, che sia progettazione partecipata, democrazia partecipata, e-participation, ma se solo cogliessimo e connettessimo le realtà attive di numerose città quali Torino, Ferrara, Milano, Cesena, Roma, Lecce (e molte altre ancora) potremmo avere un quadro ben più gradevole e incoraggiante. Questo potrebbe allo fortemente e concretamente aiutare ogni città a imparare dalle altre esperienze urbane (imparare, non copiare) e, ad una scala maggiore, fare lo stesso con gli altri Paesi europei. Anche in questo caso condivido: utopia o rivoluzione?…

    • Grazie! Io spero che si tratti di una rivoluzione, che sta nascendo lentamente negli interstizi del potere, attraverso la responsabilità che ciascuno inizia ad assumersi nei confronti dei propri “spazi”, decisionali e di vita.
      Non possiamo cambiare i nostri politici, i nostri amministratori, il mercato, la finanza mondiale, il capitalismo?
      Basta lagnarsi: iniziamo ad ignorarli, e a pensare ed agire secondo altre logiche, a costruire un mondo che ci assomigli.
      Il tuo Osservatorio è un esempio illuminante di questa realtà in cammino!
      Keep in touch!

      • Eh, sono anche io una sognatrice in attesa della rivoluzione culturale, che pian piano effettivamente si sta intravedendo tra spiragli di città attive e infatti concordo con il tuo pensiero.
        Una delle questioni centrali comunque, secondo me, è che non si dovrebbe neanche tanto parlare di amministrazioni e cittadini come due entità appartenenti a dimensioni lontanissime e diverse: in fondo gli amministratori sono essi stessi cittadini, sono i “primi cittadini”, ma poche volte si ricordano ciò.
        Quando si parla di partecipazione, di città ecc. si sta parlando di tutti, tutti noi, della cosa pubblica, dei beni comuni, collettivi..è lì che deve rinvigorirsi la coscienza dei cittadini (senza potere decisionale tradizionale ma dotati di potere di agire dal basso attraverso piccole azioni, buone pratiche) e la responsabilità dei cittadini “primi” (con potere decisionale tradizionale ma tendenzialmente contro altre forme spontanee di decisione dal basso, in quanto imprevedibile, forte e “ingestibile”).
        Ma non c’è in verità nulla da combattere e contrastare, solo lasciare andare spontaneamente questi movimenti, anzi favorirli e capirne le dinamiche, lasciare che la città nuova si manifesti nel pieno di un fervore culturale fiorendo in quella che chiamiamo “rivoluzione”.
        La smetto giuro! ehehhe
        Grazie mille per il gran complimento sull’osservatorio! a presto!

  2. Sono in partenza per il Kick off di un progetto europeo (a cui partecipano però anche i Cinesi!) sulla e-participation. Sono curiosa di sentire cosa si fa nel mondo su questo tema….al ritorno, se sono ispirata, scrivo qualcosa. Spero che sia un utile strumento per attivare risorse in più, senza però perdere di vista il legame fisico con gli spazi reali, indispensabile credo per le azioni di “cura” (nel senso di “I care”) di cui la cosa pubblica (tutta) ha bisogno.
    a presto!

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