“Esto_no_es_un_solar”: liberare spazi abbattendo preconcetti

Standard

La lottizzazione, ovvero la frammentazione di un terreno in lotti, per ricavarne aree da destinare alla edificazione, è da sempre uno dei fulcri della pratica urbanistica, e prevede una utilizzazione del suolo che garantisce essenzialmente il vantaggio economico  dei proprietari.

 Le città moderne sono cresciute molto spesso attraverso questo semplice meccanismo, che ha guardato al territorio come ad una infinita scacchiera dove inserire nel tempo i volumi necessari allo sviluppo urbano.

Lottizzazione (foto di Alex McLean)

I lotti, inoltre, sono divenuti nel tempo una merce in mano ai “mercanti di terreni”, il cui “interesse per il completamento dell’iniziativa cade non appena la maggior parte dei lotti è stata venduta ed è stata intascata la differenza fra il valore dei terreni divenuti edificabili e quello agricolo originario” (Ministero dei Lavori Pubblici, Direzione Generale dell’Urbanistica, Indagine sulle lottizzazioni, Roma, 1968).

Ancora oggi troppo spesso “valorizzare significa lottizzare”, come ha sottolineato Edoardo Salzano in un recente convegno svoltosi a Cagliari, in una crescente confusione semantica tra  valorizzazione intesa come sfruttamento e mercificazione del territorio e valorizzazione in un’ottica di  tutela attiva dei paesaggi e dei patrimoni.

Contro questa mistificazione la Municipalità di Saragozza  ha avviato nel 2009 un Progetto di Riqualificazione Urbana del tessuto storico, partendo proprio dai “lotti” (in disuso, degradati, “vuoti”) presenti nelle aree centrali della città per innescare una pratica virtuosa di “riuso” e di creazione di nuovi spazi pubblici “transitori”.

Il progetto si presenta infatti con uno slogan che attesta immediatamente la volontà di un cambiamento di visuale: “Estonoesunsolar” (ovvero “Questononèunlotto”) è il motto che esprime la contrapposizione dialettica con la prassi consolidata, e ribalta la logica secondo la quale un “lotto” è invariabilmente sinonimo di “area edificabile”.

“Estonoesunsolar”: localizzazione dei lotti realizzati (http://estonoesunsolar.wordpress.com/)

Basta cambiare lo sguardo, ed ecco che un “vuoto” diviene non più assenza, ma possibilità, non più problema, ma risorsa. E l’attesa di future destinazioni, può essere riempita da usi quotidiani, da spazi di vita, secondo le logiche di una “urbanistica spontanea”, non progettata.

Semplice ma rivoluzionario: se le cose non sono sempre quello che sembrano (questo_non_è_un_lotto), la proprietà può essere ceduta temporaneamente, l’urbanistica può uscire dai rigidi confini delle regole e i lotti possono essere riempiti non solo con il cemento, ma anche con servizi di quartiere e spazi urbani.

Giardino botanico e muro verde (http://estonoesunsolar.wordpress.com/)

I progettisti Patrizia Di Monte e Ignacio Gravalos hanno inoltre identificato proprio nell’indeterminatezza dei vuoti, la possibilità di dare risposta, anche se temporanea, a diverse aspettative e nuovi desideri, cogliendo  le potenzialità inespresse del non-costruito.

Salotto urbano e giochi per bambini (http://estonoesunsolar.wordpress.com/)

Il precorso di realizzazione di ciascuno spazio si è svolto essenzialmente in tre fasi:

  • la cessione temporanea da parte dei proprietari dei lotti inutilizzati;
  • l’analisi delle esigenze del quartiere in termini di spazi pubblici e servizi;
  • la definizione del progetto attraverso forme di partecipazione della popolazione residente.

 Al percorso di riqualificazione urbana è stato poi affiancato anche un Piano di Occupazione per il reinserimento nel mondo del lavoro di persone disoccupate, grazie al quale è stato possibile assumere circa 110 operai che hanno eseguito, nell’arco di circa 2 anni, i lavori di realizzazione di 28 lotti. I tempi di realizzazione sono stati così estremamente rapidi ed i costi contenuti, grazie anche al ricorso a materiali riciclati per gli arredi e le finiture, vista la natura temporanea degli spazi progettati.

Un gruppo di lavoratori coinvolti nella realizzazione del progetto (http://estonoesunsolar.wordpress.com/)

Infine ogni “vuoto urbano” è stato assegnato ad una associazione, a un ente, o ad una scuola che si sono incaricati della sua gestione, contribuendo anche in questo modo alla sostenibilità economica del percorso di riqualificazione.

 “Estonoesunsolar”: quante cose in un solo nome, e quanti vantaggi sforzandosi di cambiare punto di vista!

Annunci

Una risposta »

  1. Pingback: Le “8 R” del paesaggio – Parte Prima | paesaggi di decrescita

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...