Un partito di giardinieri

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In questa domenica di neve e di elezioni, non trovo pace. Una fastidiosa inquietudine mi agita, senza che riesca a darle un nome, ad identificarne con esattezza la ragione o stabilirne la provenienza.

Ho votato, sfidando le intemperie, e spero di aver scelto per il meglio, o quanto meno di aver evitato il peggio.

Per distrarmi ascolto un po’ di musica, mangio qualcosa, poi apro uno dei tanti libri acquistati da mesi, che aspettano che trovi prima o poi il tempo di leggerli.

La scelta cade su un saggio sul giardino, uno dei tanti: lo apro alla ricerca di un po’ di pace.

Dopo qualche pagina mi imbatto in un passaggio che mi colpisce:

“Non sono filosofo, ma questo so: nel nostro tempo troppo pieno di sé e delle sue conquiste, in questa società in cui sembra che il destino di qualsiasi attività sia generare ricchezza, soddisfare desideri pelopiù superflui, abbiamo dimenticato un bisogno, tanto essenziale quanto mangiare o bere: abitare un mondo dotato di senso. Parlo naturalmente del nostro bisogno di spiritualità.

Oh, me ne rendo conto, questa parola desueta suona sospetta alle orecchie dei devoti della modernità. Evoca immagini tenebrose di cattedrali gotiche, di tribunali dell’Inquisizione, di vecchi bigotti malevoli dai volti coperti di rughe. Si associa immancabilmente all’ideale romantico più retrogrado, quello del ritorno ad un passato di superstizione, abusi e violenza. In me invece essa evoca lo stupore di fronte alla magia del mondo e visioni di giardini ricolmi di una bellezza benefica alla quale, nella nostra società democratica, ha accesso un numero sempre più esiguo di persone.

Nella distanza, ogni giorno più grande, che abbiamo messo tra noi e la natura vediamo gli effetti nefasti di questa perdita di spiritualità. Ci siamo allontanati, forse irrimediabilmente, dal mondo naturale, sano e vigoroso in cui il mistero della vita si manifesta in tutta la sua luminosa pienezza, e che per millenni è stato la dimora degli uomini.

(…) Ormai siamo circondati da uno spazio inerte che non esprime più nulla, che non ha niente da raccontare ai nostri cuori, fattisi sordi, ma pur sempre assetati di storie e di mistero.

 (…) Così l’uomo moderno, che già conosce nel proprio intimo la separazione tra corpo e mente, ragione e sentimento, ogni giorno si allontana un poco di più dal mondo che lo circonda. Non avendo più accesso alla propria umanità, si limita a funzionare, come la macchina che è divenuta il suo modello, in un universo che gli è completamente estraneo. Ecco: solo i giardinieri resistono al naufragio della modernità”.

Ecco che d’improvviso si chiarisce la mia inquietudine: ho votato, per il meglio spero, ma mi è mancato qualcosa. Parole che non ho sentito, atteggiamenti che non ho notato, sogni che non ho fatto, guardando le tribune elettorali, ascoltando le interviste, leggendo i giornali, in queste ultime settimane di campagna elettorale.

Forse semplicemente è mancata una visione nuova, un colpo d’ali capace di portarci oltre le promesse sulle tasse, il lavoro, i servizi, i diritti. Tutti temi fondamentali di cui parlare, ma forse non i soli, o almeno non da soli.

Ho bisogno di più, di parole che “raccontino ai nostri cuori”, che siano di aiuto per ritrovare senso, riconquistare tempo e spazio: per la cura, l’etica, la responsabilità, il pensiero, la bellezza, la poesia.

Per sconfiggere questa inquietudine, questa paura che ci schiaccia, non basta diminuire le tasse e aumentare la crescita: c’è bisogno di un sogno nuovo, da sognare insieme.

Riprende a nevicare, e ricomincio a leggere:

“A un amico che mi chiedeva, non molto tempo fa, quale sia la più grande qualità di un amante del giardinaggio, ho risposto senza esitare: la modestia. Gli ho citato i versi di un poeta praghese, secondo il quale «il sentiero che porta all’opera si percorre in ginocchio», perchè un vero giardiniere deve dare costante prova di umiltà, e cancellarsi davanti alla propria creazione. La sua opera deve incessantemente ricominciare e va, come egli sa bene, oltre lui. Il suo è un lavoro certosino, minuzioso, fatto di amore e di pazienza, da svolgere in disparte dal mondo, illuminato da una fede profonda e dolcemente cieca”.

Ecco quello che servirebbe: un partito di giardinieri!

(Il libro che stavo leggendo è : Jorn de Précy, E il giardino creò l’uomo. Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri, a cura di Marco Martella, Ponte alle Grazie, Milano 2012. Titolo originale The lost garden, 1912).

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