Se si insegnasse la bellezza

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Peppino Impastato: Sai cosa penso? Che quest’aeroporto in fondo non è brutto, anzi…

Salvo Vitale: Ma che cosa dici?

Peppino Impastato: No ma… Visto così dall’alto, uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo e invece non è così! In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere: fanno ‘ste case schifose con le finestre in alluminio e i muri di mattoni finti… Mi stai seguendo?…

Salvo Vitale: Eh, ti sto seguendo!

Peppino Impastato: …I balconcini, ‘a gente ci va a abitare e ci mette… le tendine, i gerani, la televisione e dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda più di com’era prima, non ci vuole niente a distruggere la bellezza.

Salvo Vitale: Ah beh, ho capito, ma allora?

Peppino Impastato: E allora… E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fissarie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscela, a difenderla.

Salvo Vitale La bellezza?

Peppino Impastato: La bellezza, è importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.

(I cento passiregia di Marco Tullio Giordana, 2000)

 

 

Bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione” sosteneva Peppino Impastato. La bellezza è importante, da quella scende giù tutto il resto.

La creazione di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” nel 1995 è stato sicuramente un primo passo per “valorizzare la memoria delle vittime di mafie e di ogni altra violenza e non dimenticare chi si è impegnato a costruire giustizia”.

Credo però che oggi Peppino Impastato sarebbe particolarmente felice sapendo che l’Italia parteciperà alla terza edizione del Premio  del Paesaggio del Consiglio d’Europa, e lo farà con  il progetto “La rinascita dell’Alto Belice Corleonese dal recupero delle terre confiscate alla mafia”, realizzato dalla “Cooperativa Placido Rizzotto” e presentato proprio da Libera Terra. 

Candidato italiano al Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa 2012-2013
Candidato italiano al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2012-2013

Il Premio del paesaggio del Consiglio d’Europa è stato istituito nel 2000 dall’art.11 della Convenzione Europea del Paesaggio (CEP), ed è un riconoscimento formale rivolto alle collettività locali e regionali, ai loro consorzi e alle organizzazioni non governative che abbiano “attuato una politica o preso dei provvedimenti volti alla salvaguardia, alla gestione e/o alla pianificazione sostenibile dei loro paesaggi che dimostrino una efficacia durevole e possano in tal modo servire da modello per le altre collettività territoriali europee” o che abbiano “dimostrato di fornire un apporto particolarmente rilevante alla salvaguardia, alla gestione o alla pianificazione del paesaggio” (CEP, 2000, art.11).

La CEP ha infatti introdotto, tra gli altri, un principio fondamentale, che sancisce il diritto delle popolazioni al paesaggio e alla sua qualità,  in quanto “ il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e […] la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo”, e ogni paese firmatario si è impegnato a “riconoscere giuridicamente il paesaggio in quanto componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità “ (CEP, 2000).

Pertanto qualsiasi alterazione negativa, decurtazione, cancellazione inferta al paesaggio, lede un diritto primario delle persone, sottraendo loro natura, cultura identità, bellezza.

Il progetto di Libera Terra: "La rinascita dell'Alto Belice Corleonese dal recupero delle terre confiscate alla mafia",

Il progetto di Libera Terra: “La rinascita dell’Alto Belice Corleonese dal recupero delle terre confiscate alla mafia”,

Il progetto presentato, relativo al territorio dell’Alto Belice Corleonese, è stata  la prima esperienza realizzata da Libera Terra, a partire dal 2001, e ha riguarda il recupero di una superficie di oltre 500 ettari di terreni confiscati alla mafia e abbandonati da anni, e degli edifici rurali presenti all’interno dell’azienda, con particolare attenzione alla protezione dell’ambiente, al recupero delle coltivazioni tradizionali e alla salvaguardia del paesaggio rurale.

La candidatura è stata selezionata tra le 77 diverse proposte pervenute, attraverso la valutazione dalla Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC) ,  affiancata da una Commissione di esperti.

In particolare la Commissione giudicante ha evidenziato che “la valorizzazione del paesaggio, con il recupero e restauro dei manufatti rurali, il ripristino di antiche colture, di tradizioni e sapienze locali, costituisce il felice esito di un modello di attività che Libera sperimenta e propone come sostenibile, riproducibile, fondato sulla partecipazione attiva e sulla sensibilizzazione collettiva per la lotta alle mafie e alla corruzione” (http://www.premiopaesaggio.it/).

Progetto di Libera Terra: "La rinascita dell'Alto Belice Corleonese dal recupero delle terre confiscate alla mafia"

Progetto di Libera Terra: “La rinascita dell’Alto Belice Corleonese dal recupero delle terre confiscate alla mafia”

La capacità di coniugare cultura del paesaggio e democrazia, etica ed economia, bellezza e giustizia è dunque risultata essere  la cifra distintiva del progetto, e lo ha reso particolarmente meritorio agli occhi dei giudici.

Quasi una riproposizione in chiave moderna dello spirito dei greci antichi, che in quelle terre abitarono, e che furono grandi cultori del bello inteso come giusto.

L’Alto Belice Corleonese costituisce infatti un innovativo esempio dove la valorizzazione del paesaggio rappresenta sia l’esito di un modello virtuoso di attività condivise e partecipate, sia  uno strumento di promozione culturale, di educazione alla legalità, alla bellezza, capace di suscitare nuovamente nella popolazione locale sentimenti di orgoglio e di appartenenza.

Puntuale e convincente è stata inoltre la risposta del progetto ai criteri richiesti dal Regolamento del premio (sostenibilità, esemplarità, partecipazione, sensibilizzazione) ed in particolare:

  • Sviluppo territoriale sostenibile:

grande attenzione è stata rivolta al recupero e il restauro dei manufatti rurali, alla reintroduzione di allevamenti autoctoni e di antiche colture, e ai metodi di coltivazione biologica. In alcuni casi sono state previste  tecniche di risparmio energetico, attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili. La ripresa delle  attività agricole ha infine favorito  il recupero di numerose attività artigianali (vini, produzione di pasta di grano duro), che hanno rinnovato nelle persone coinvolte sentimenti di orgoglio e di appartenenza.

  • Ruolo esemplare:

le pratiche di gestione attuate nel corleonese rappresentano un un’esperienze pilota, replicabile in molti altri casi di beni confiscati alla mafia,  in particolare nel sud Italia, e costituiscono un modello implementabile da tutte le altre cooperative confederate con Libera, presenti in Puglia, Campania, Calabria.

  • Partecipazione pubblica:

la costituzione della cooperativa “Placido Rizzotto” è avvenuta facendo ampio ricorso alla partecipazione dei cittadini, e in particolare delle persone svantaggiate, e dei lavoratori disoccupati. Inoltre la gestione della cooperativa fa ricorso a criteri democratici, requisiti che sono divenuti motore di ulteriore partecipazione, attuata attraverso il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e delle realtà locali, l’organizzazione di campi di volontariato per i giovani, e l’attivazione di una rete di divulgazione e scambio di esperienze.

  • Sensibilizzazione:

il progetto prevede diverse azioni di comunicazione messe a punto al fine di favorire la partecipazione diretta dei cittadini. Sono stati predisposti pubblicazioni e materiale informativo per coinvolgere le persone sul web, così come sono state realizzate iniziative nelle scuole per promuovere nei giovani  il valore culturale del contrasto alla criminalità organizzata attraverso la realizzazione di attività economiche virtuose. Infine grazie a FLARE (la rete europea di Libera), è stato possibile diffondere a livello comunitario le tematiche riguardanti il sequestro di beni a organizzazioni mafiose.

Bisognerebbe educare la gente alla bellezza (Peppino Impastato)

Bisognerebbe educare la gente alla bellezza (Peppino Impastato)

Luigi Zoja ha scritto nel suo saggio Giustizia e bellezza:  “oggi, nel ricco e mai sazio Occidente, la massa ha accesso a una sovrabbondanza di beni di consumo quotidiano.. ma non ha quasi più accesso alla bellezza. Se hanno un senso le nostre considerazioni sul bisogno umano di sinergia tra etica ed estetica, diventa necessario domandarsi: la moderna inaccessibilità della bellezza non può essere fra i responsabili della diffusa indifferenza verso la giustizia?” (Luigi Zoja, Giustizia e bellezza, Bollati Boringhieri, 2007).

Difficile rispondere, ma il progetto della cooperativa “Placido Rizzotto”,  provando a colmare la frattura tra legalità e bellezza che da troppo tempo affligge queste terre, offre certo una interessante prospettiva.

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