Autunno, stagione di decrescita

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Se io preferisco tanto l’autunno alla primavera,

è perché in autunno si guarda il cielo – in primavera la terra.

 Søren Kierkegaard

Amo l’autunno, come un tempo amavo la primavera. Sarà una questione di età, di prospettive che si accorciano come le giornate, di colori che riscaldano i primi geli dell’inverno che si avvicina.

Trovo che questa stagione emani una grande serenità: nella festa di colori che inondano i paesaggi, nella ricchezza degli ultimi frutti, nella leggerezza con cui le foglie si lasciano cadere.

Questa  mezza stagione, come la mezza età, è un periodo ricco di contrasti, carico di una bellezza dirompente, non tanto perchè piena di aspettative inespresse come in primavera, ma, al contrario, perché matura di esperienze vissute.

 In autunno lo splendore dell’anno non è ancora finito, e nello stesso tempo non c’è più l’urgenza del crescere, dell’andare a frutto. La routine viene per un attimo interrotta da una festa di colori abbaglianti, da cieli cristallini su cui si stagliano toni di rosso acceso, quello che i giardinieri più raffinati  rifuggono in tutte le altre stagioni, ma che in autunno esaltano per illuminare gli angoli più belli dei loro giardini.

L’opulenza della natura si manifesta in un tripudio di forme e di colori che porta l’annuncio che la stagione dell’abbondanza è finita, che è arrivato il tempo della lentezza, della sobrietà, del risparmio energetico. Gli alberi spogliandosi si mettono a riposo, le foglie si riciclano per dare nutrimento alle nuove generazioni.

Un insegnamento di bellezza e grazia che Henry David Thoreau ha colto e racchiuso in un brevissimo saggio dal titolo Autumnal tints, recentemente tradotto da Chiara Gallese, in cui celebra la “fiera annuale” della Natura, il “festival di Ottobre” che “non costa fuochi, né suoni di campane” ma nel quale “ogni albero è un polo della libertà vivente su cui sventolano mille bandiere luminose” (H.D. Thoreau Tinte Autunnali, Galassia Arte ed., 2012).

 Ottobre

“Ottobre è il mese delle foglie colorate. Il loro ricco bagliore lampeggia ora in giro per il mondo. Come i frutti e le foglie, e il giorno stesso, acquisiscono una colorazione luminosa poco prima di cadere, così l’anno si avvicina al suo tramonto. Ottobre è il suo cielo al tramonto, Novembre è il tardo crepuscolo”.

La maturazione delle foglie

“I più sembrano confondere le foglie che hanno cambiato colore con quelle secche, come se confondessero le mele mature con quelle marce. Penso che il cambiamento del colore di una foglia in uno di grado più elevato sia la prova che essa è arrivata a una tarda e perfetta maturazione, in risposta alla maturazione dei frutti (…). In generale, ogni frutto, maturando, e poco prima di cadere (…) acquisisce una tinta luminosa. Così fanno le foglie. I fisiologi dicono che ciò è dovuto ad un maggiore assorbimento di ossigeno. Questa è la considerazione scientifica del problema (…). Ma io sono più interessato alla guancia rosea di quanto non lo sia a sapere con quale dieta particolare si sia nutrita una fanciulla”.

La fitolacca

“A quale perfetta maturazione arriva! E’ l’emblema di una vita di successo conclusasi con una morte non prematura, che è un ornamento per la Natura. Se fossimo noi a maturare così perfettamente, radici e rami, ardenti nel pieno della nostra decadenza, come la fitolacca!”.

 Bellezza

“Ogni umile pianta, o erba, come la chiamiamo noi, è lì per esprimere un nostro pensiero o stato d’animo, eppure quanto tempo rimane lì invano! Avevo camminato su quei Grandi Campi in agosto così tante volte, e non mi ero ancora accorto con chiarezza che lì avevo queste compagne viola. (…) La bellezza e la vera ricchezza sono sempre così a buon mercato e vengono disprezzate. Il paradiso potrebbe essere definito come il luogo che gli uomini evitano. Chi può dubitare che queste piante, che l’agricoltore dice non essere affatto importanti per lui, trovino qualche ricompensa nel fatto che voi le apprezziate?” .

L’acero rosso

“Alcuni alberi singoli, tutti di un rosso scarlatto, visti in confronto ad altri della loro specie ancora verdi brillanti, o in confronto ai sempreverdi, sono più memorabili di quanto saranno mai boschi interi. Com’è bella ogni foglia, quando un intero albero è come un grande frutto scarlatto pieno di succhi maturi, dal ramo più basso all’apice più alto, tutto raggiante, soprattutto se si guarda verso il sole? Quale oggetto più straordinario ci può essere nel paesaggio? Visibile per chilometri, troppo bello per essere vero”.

I colori degli alberi

Per bellezza e varietà alcuna coltura può essere paragonata a questo. Qui non c’è solo il giallo semplice del grano, ma quasi tutti i colori che conosciamo, non escluso il blu più luminoso: l’acero che diventa presto rosso, il sommaco velenoso ardente di scarlatto per i suoi peccati, il color cenere del gelso, il ricco giallo-cromo dei pioppi, il rosso brillante del mirtillo, con cui è dipinta la parte posteriore delle colline, come quella delle pecore”.

Cimiteri di foglie

“E’ piacevole passeggiare sopra i letti di queste foglie fresche, croccanti e fruscianti. Come vanno splendidamente alle loro tombe! Con quanta delicatezza si sdraiano e diventano terriccio! (…) Esse ci insegnano come morire. Ci si chiede se potrà mai venire un tempo in cui gli uomini, con la loro vantata fede nell’immortalità, giaceranno con altrettanta grazia e maturità – con una tale serenità da estate di San Martino si spoglieranno dei loro corpi, come fanno con i loro capelli e le unghie”.

Foreste e giardini

“Se desideri contare le querce scarlatte fallo ora. In una giornata limpida sta’ dunque sulla cima di una collina nei boschi, un’ora prima del tramonto, e tutte nel raggio della tua vista, tranne nella parte occidentale, saranno rivelate.(…) Guardando verso Ovest, i loro colori si perdono in tripudio di luce, ma in altre direzioni, l’intera foresta è un giardino fiorito, in cui queste rose tardive bruciano, alternandosi al verde, mentre i cosiddetti “giardinieri”, camminando qua e là, forse, sotto, con la vanga e un secchio d’acqua, vedono solo alcuni astri in mezzo a delle foglie secche.

Questi sono i miei astri della Cina, i miei fiori da giardino tardivi. E mi costa nulla per un giardiniere. (…) Guarda solo ciò che c’è da vedere, e avrai abbastanza terra, senza scavare nel tuo giardino. Dobbiamo solo elevare un po’ il nostro sguardo, per guardare tutta la foresta come un giardino. (…) A confronto il nostro giardino è su piccola scala – il giardiniere sta ancora curando alcuni astri tra le erbacce secche, ignaro degli astri e delle gigantesche rose, che, per così dire, lo oscurano e non chiedono le sue cure. (…) Perché non avere una vista più elevata e più ampia, passeggiare nel grande giardino, non nascondersi in un suo angolo un po’ “debosciato”? Perché non considerare la bellezza della foresta, e non soltanto di alcune erbe rimosse?

(…)Rendi il tuo cammino un po’ più avventuroso; sali sulle colline.

Vedere/guardare

“Gli oggetti si nascondono alla nostra vista, non tanto perché sono fuori dalla portata del nostro raggio visivo, quanto perché non portiamo le nostre menti e gli occhi a relazionarsi con loro(…) La maggior parte dei fenomeni della Natura sono per questo motivo a noi nascosti per tutta la vita. Il giardiniere vede solo il giardino del giardiniere. Anche qui, come in economia politica, l’offerta risponde alla domanda. La Natura non getta le perle ai porci.

C’è tanta bellezza visibile a noi nel paesaggio quanta siamo pronti ad apprezzarla, non un granello di più “.

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