Archivio mensile:marzo 2011

Learning from Japan

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Nulla potrà cancellare le immagini dell’11 marzo, quegli attimi in cui lo spazio deformandosi ha sbriciolato certezze scientifiche, arroganza tecnologica, superiorità umana.

Nessuno potrà più parlare di ragionevole sicurezza, senza timore di essere smentito da uno tsunami di dubbi, ipotesi non contemplate, variabili impazzite.

Sembra ridicolo in questo momento  ragionare di progettazione, di pianificazione: chi può fermare un terremoto di intensità devastante, o uno tsunami di dieci metri di altezza?

Certamente il popolo giapponese costituisce un esempio in questo settore: altrove un evento sismico delle proporzioni di quello appena verificatosi, avrebbe avuto effetti significativamente più drammatici. Ma qualcosa forse si può ancora imparare. Qualcosa che l’antica cultura giapponese sapeva già, e che forse è stato troppo frettolosamente archiviato: la ricerca di una armonia con la Natura.

In Giappone, più che in molte altre parti del mondo, infatti, un territorio eccezionalmente bello nasconde una natura potenzialmente pericolosa. Un clima relativamente mite, temperato, una vegetazione lussureggiante si affiancano alla conformazione vulcanica del paese ed ai frequenti sconvolgimenti naturali a cui l’arcipelago va incontro. La cultura giapponese ha imparato perciò ad apprezzare e a rispettare una natura ambivalente, al tempo stesso benigna e matrigna, addomesticandola, conservandola, miniaturizzandola.

La tradizione, attraverso le stampe di Hokusai e di Hiroshighe ha tramandato per secoli gli elementi tipici del paesaggio: l’acqua, la montagna, il lago, l’isola, il bosco, che si ritrovano anche nel giardino classico giapponese come elementi astratti, evocativi, simbolici di una natura trasformata in arte.

 

 

 

Fig. 1 Hokusai. Un’improvvisa raffica di vento

 

 

 

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Gli abitanti paesaggisti: dalla greenguerrilla ai jardins partagés

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Abbiamo iniziato ad attaccare alle 23. Prima rimuovendo bottiglie e cartacce, poi piantando sette arbusti di lavanda e degli alberi. Attendiamo il prossimo blitz”. Così scrive Angela 2585 da Milano sul blog di guerrillegardening.org.

Non si tratta di una azione violenta né di una nuova forma di terrorismo biologico, come potrebbe a prima vista sembrare. Rappresenta però sicuramente un nuovo tipo di guerra, combattuta a colpi di seed-bombs (bombe di semi), contro l’abbandono e il degrado, a favore di nuove possibilità di riscatto e di riappropriazione del suolo pubblico da parte di privati, sia esso costituito da un lotto vuoto, da una discarica abbandonata o da una semplice aiuola spartitraffico.

“Greenade”. Seedbomb di COMMONstudio

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