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Hope e Will: favola bella di un giardino rinato

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Ci sono storie che fanno bene al cuore, e che si vorrebbe veder pubblicate su ogni quotidiano, anche solo come riposante intermezzo tra le vicende di un politico corrotto, le quotazioni sempre in calo delle borse e le funeste previsioni riguardo al nostro imminente futuro.

Ma a raccontarle, queste storie, si rischia che la principessa venga rinchiusa nella torre, che il fidato scudiero venga bandito dal regno e che il giardino incantato torni ad essere una selva oscura, così ci si deve accontentare di trasformarle in favole, da raccontare la sera ai bambini, per rassicurarli che ancora, talvolta, il bene riesce a prevalere sul male, la giustizia sulla legge, il buon senso sulla stupidità.

Dunque…c’era una volta a Firenze un grande giardino monumentale che, abbandonato per anni, era andato in rovina, trasformandosi in uno spazio trascurato e incolto.

The secret garden, illustrated by Inga Moore

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Donne che amano gli alberi

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Non so se l’ecofemminismo abbia ragione: se esista davvero una correlazione tra la condizione di subordinazione della donna e il crescente degrado ambientale.

Se il patriarcato sia l’origine di tutti mali, dallo sfruttamento forsennato di persone e risorse, alla crisi economica in atto, e se, contrariamente, il matriarcato sarebbe la soluzione a tutti i mali.

Certo è che questo 8 marzo, che vede le donne ancora lontane da molti dei traguardi relativi alla parità di genere, disperatamente rinchiuse dentro inaccettabili stereotipi, quotidianamente uccise per “motivi passionali”, mi piacerebbe celebrarlo ricordando tre donne che hanno legato il loro destino agli alberi, simboli della vita, metafora della connessione tra le dimensioni opposte di cielo e terra, sintesi tra maschile e femminile.

Gustav Klimt, L’Albero della Vita

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Stay green! Il vento nuovo degli indignados verdi

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Every act of guerrilla gardening is a seed. It might germinate, it might not.
It might lead to another act […]. Someone may become inspired.
More people could join in. Who knows how big this thing could get.

David Tracey. Guerrilla Gardening. A Manualfesto

Il  4 novembre si sta preparando il primo attacco nazionale sincronizzato di guerrilla gardening, su iniziativa dei gruppi Badili Badola di Torino e Giardinieri Sovversivi Romani .

E’ un evento nuovo  nel panorama del nostro paese, che tenta di coordinare e mettere in rete “attacchi verdi”, che generalmente si consumano in modo sporadico, non connesso, nei più vari contesti, con caratteristiche diverse, e con (talvolta) sconfinamenti nel green-design e qualche deriva “eco-chic”.

Guerrilla Gardening. Il primo attacco nazionale sincronizzato!

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Gli abitanti paesaggisti: dalla greenguerrilla ai jardins partagés

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Abbiamo iniziato ad attaccare alle 23. Prima rimuovendo bottiglie e cartacce, poi piantando sette arbusti di lavanda e degli alberi. Attendiamo il prossimo blitz”. Così scrive Angela 2585 da Milano sul blog di guerrillegardening.org.

Non si tratta di una azione violenta né di una nuova forma di terrorismo biologico, come potrebbe a prima vista sembrare. Rappresenta però sicuramente un nuovo tipo di guerra, combattuta a colpi di seed-bombs (bombe di semi), contro l’abbandono e il degrado, a favore di nuove possibilità di riscatto e di riappropriazione del suolo pubblico da parte di privati, sia esso costituito da un lotto vuoto, da una discarica abbandonata o da una semplice aiuola spartitraffico.

“Greenade”. Seedbomb di COMMONstudio

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