Archivi categoria: Ridurre

Le “8 R” del paesaggio – Parte Seconda

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“Fra la cultura (o la civiltà) di una popolazione ed il paesaggio in cui essa vive esiste uno stretto rapporto biunivoco.  Un paesaggio genera una cultura che, nel tempo,  induce in esso modifiche sostanziali, al punto che il nuovo paesaggio influisce significativamente sulla cultura che l’ha modificato, determinandone una variazione” (Valerio Romani)

Questo, in altre parole, significa che il paesaggio del nostro futuro dipende in gran parte da noi, dalla cultura che oggi promuoviamo, dalla civiltà che scegliamo di costruire.  Contemporaneamente, però, quello che saremo, dipenderà anche dai paesaggi che abiteremo.

Non siamo infatti solamente produttori di paesaggio, ma siamo anche il prodotto delle nostre scelte, delle conseguenze che da esse derivano, dei luoghi che esse generano.

Ambrogio Lorenzetti Effetti del Buon Governo in campagna(1338-1339)

Ambrogio Lorenzetti Effetti del Buon Governo in campagna(1338-1339)

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Alberi….di Natale

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Anche quest’anno i nubifragi e il forte vento di novembre hanno fatto registrare a Firenze numerosi danni a causa della caduta di rami o di interi alberi.

Un vecchio platano si è schiantato anche in Piazzale Donatello, invadendo la carreggiata, fortunatamente senza gravi conseguenze.

Platano recentemente crollato sulla carreggiata in piazzale Donatello (Fonte: http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=83499#3)

Platano recentemente crollato sulla carreggiata in piazzale Donatello (Fonte: http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=83499#3)

Forse anche per questo, a dicembre, assieme al consueto presepe degli artisti del Gruppo Donatello, sono comparsi nel giardino della piazza alcuni nuovi alberi….di Natale?!

Si tratta di alcune robinie, (non di abeti, fortunatamente), ma il modo in cui sono stati piantati sembrerebbe più opera dell’improvvisazione di un maldestro “elfo giardiniere” che di un tecnico munito di progetto approvato, ma soprattutto pensato.

Il presepe a cura degli artisti del “Gruppo Donatello” (foto s.m.)

Il presepe a cura degli artisti del “Gruppo Donatello” (foto s.m.)

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Autunno, stagione di decrescita

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Se io preferisco tanto l’autunno alla primavera,

è perché in autunno si guarda il cielo – in primavera la terra.

 Søren Kierkegaard

Amo l’autunno, come un tempo amavo la primavera. Sarà una questione di età, di prospettive che si accorciano come le giornate, di colori che riscaldano i primi geli dell’inverno che si avvicina.

Trovo che questa stagione emani una grande serenità: nella festa di colori che inondano i paesaggi, nella ricchezza degli ultimi frutti, nella leggerezza con cui le foglie si lasciano cadere.

Questa  mezza stagione, come la mezza età, è un periodo ricco di contrasti, carico di una bellezza dirompente, non tanto perchè piena di aspettative inespresse come in primavera, ma, al contrario, perché matura di esperienze vissute.

 In autunno lo splendore dell’anno non è ancora finito, e nello stesso tempo non c’è più l’urgenza del crescere, dell’andare a frutto. La routine viene per un attimo interrotta da una festa di colori abbaglianti, da cieli cristallini su cui si stagliano toni di rosso acceso, quello che i giardinieri più raffinati  rifuggono in tutte le altre stagioni, ma che in autunno esaltano per illuminare gli angoli più belli dei loro giardini.

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Le smart cities sono davvero intelligenti? Nuove sfide tra e-governement e e-wast

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L’ultimo appellativo della città moderna, che rimbalza con sempre maggiore frequenza su siti, stampa e saggi di settore, sembra essere quello di “intelligente” (smart city, in lingua anglosassone).

Abbiamo avuto nel recente passato (solo per citarne alcune), città giardino, industriali, postmoderne; città a rete e città arcipelago; città verticali e a macchia d’olio; città nomadi e città dormitorio.

Oggi, grazie alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, è arrivato il tempo delle città intelligenti! Ogni amministratore avveduto non potrà infatti non cogliere l’opportunità di migliorare l’efficienza, la sostenibilità e l’accessibilità del proprio territorio amministrato, offerta da questi rivoluzionari strumenti.

Smart city: tecnologie al servizio della città (Fonte: sito IBM http://www-03.ibm.com/innovation/us/thesmartercity/index_flash.html)

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Donne che amano gli alberi

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Non so se l’ecofemminismo abbia ragione: se esista davvero una correlazione tra la condizione di subordinazione della donna e il crescente degrado ambientale.

Se il patriarcato sia l’origine di tutti mali, dallo sfruttamento forsennato di persone e risorse, alla crisi economica in atto, e se, contrariamente, il matriarcato sarebbe la soluzione a tutti i mali.

Certo è che questo 8 marzo, che vede le donne ancora lontane da molti dei traguardi relativi alla parità di genere, disperatamente rinchiuse dentro inaccettabili stereotipi, quotidianamente uccise per “motivi passionali”, mi piacerebbe celebrarlo ricordando tre donne che hanno legato il loro destino agli alberi, simboli della vita, metafora della connessione tra le dimensioni opposte di cielo e terra, sintesi tra maschile e femminile.

Gustav Klimt, L’Albero della Vita

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Misurare la tranquillità. Un nuovo indicatore della qualità del paesaggio

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 “Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. Così recita la traduzione italiana della Convenzione Europea del Paesaggio, firmata a Firenze nell’ormai lontano 2000.

Oltre dieci anni di studi e progetti hanno però messo in luce quanto sia difficile tenere realmente in considerazione la “percezione” della popolazione, nei percorsi di pianificazione, di valorizzazione o di gestione.

Recentemente, però, l’Observatori del Paisatge de Catalunya, ha pubblicato sul suo sito uno studio relativo agli indicatori di qualità per il paesaggio che, oltre ad accogliere dati e numeri riferiti ai soliti indicatori su ambiente, sostenibilità, valori culturali ed estetici, ecc… riporta uno studio del Centre for Environmental & Spatial Analysis della Northumbria University, relativo al rapporto tra tranquillità e paesaggio.

Landscape and tranquillity (Charles M. Schulz)

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Dire, fare, partecipare

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“La libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione”, cantava quarant’anni fa Giorgio Gaber. Chissà se la partecipazione a cui si riferiva Gaber è la stessa che riempie oggi la bocca, i documenti e gli scritti di amministratori, planner e studiosi vari.

Partecipare= “prendere parte”. Un significato etimologico generico che non ci aiuta molto a capire.

C’è un grafico, però, la cosiddetta scala di Arnstein, che classifica e spiega in maniera comprensibile a tutti quali siano i diversi tipi o livelli di partecipazione.

La scala della partecipazione

Ecco, noi in Italia quella scala l’abbiamo salita solo a parole: in realtà, quando va bene, siamo fermi tra il secondo e il terzo gradino, e già a questo livello, alla nostra debole democrazia, vengono i capogiri.

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